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Natale 2019 / Capodanno 2020

Cari iscritti e amici dell'A.I.C.C

la tradizionale lettera natalizia di auguri e di presentazione dei programmi culturali proposti dalla nostra Associazione per il nuovo anno sociale assume quest'anno una particolare valenza per tanti motivi, in primis perché l'anno prossimo celebreremo i (primi) quarant'anni di attività della nostra delegazione torinese dell'Associazione Italiana di Cultura Classica (1980-2020).

Non spetta certo a me - che ho fondato e poi diretto ininterrottamente per 40 anni la delegazione torinese dell'AICC - dare un giudizio di merito su quanto siamo riusciti a realizzare in un così lungo lasso di tempo: mi sia tuttavia consentito di fornire almeno un quadro essenziale, di puri numeri (anche perché i numeri sono sempre di per sé eloquenti), del nostro quarantennale operato.
Nell'arco di tempo che va dal 1980 al 2019 la delegazione torinese dell'AICC può orgogliosamente vantare al suo attivo l'organizzazione di 20 convegni nazionali di cultura classica (comprese le tre edizioni delle Giornate Patristiche Torinesi) - alcuni al Teatro Carignano con migliaia di partecipanti provenienti da ogni parte d'Italia - ; di 20 cicli annuali di Corsi di Cultura Classica (per un totale di 70 corsi: di lingua latina, di letteratura greca, latina, bizantina, umanistica, di archeologia, di storia romana); di 11 edizioni di Incontri con gli Antichi (per un totale di 44 incontri); di 50 viaggi culturali "Alle radici dell'Europa"; oltre alla pubblicazione di 15 volumi di Atti dei nostri convegni nazionali, presenti nelle principali biblioteche in Italia e all'estero.

Mi pare che i numeri parlino da soli e che non necessitino di tanti commenti: direi che tali e tante sono state le iniziative culturali promosse ininterrottamente per 40 anni dalla nostra delegazione con impegno, tenacia, spirito di sacrificio e senso del dovere (è proprio il caso di dire: tipicamente piemontesi) che i due "cirenei" che hanno sostenuto sulle loro spalle il peso di una così impegnativa e onerosa (anche sul piano economico) macchina organizzativa - il sottoscritto e l'impareggiabile ed insostituibile segretario-amministratore prof. Cesare Riccardi (che in 40 anni - sono tanti 40 anni! - non mi ha mai fatto mancare, si può dire neppure per un giorno, la sua generosa, competente, professionale e fedele collaborazione) avrebbero tutti i diritti di... approfittare di "quota 100" e di andare in (più che meritata) pensione. E confesso che un pensierino in questo senso l'hanno anche fatto, specialmente in momenti di crisi, di delusione e di sconforto sempre più frequenti in questi ultimi tempi, contrassegnati da tanti episodi di indifferenza, insensibilità e ingratitudine da parte di enti pubblici, fondazioni bancarie e di non pochi "amici", anche di lunga data.
Ma poi abbiamo superato, almeno per il momento, questa (più che legittima e giustificata) tentazione, anche per evitare di dover celebrare questo splendido e veramente eccezionale traguardo, coronato da così tanti successi e risultati, con un "Requiem" anziché con un doveroso "Te Deum".
Abbiamo pertanto deciso di limitarci a ridurre "quantitativamente" le due attuali iniziative su cui si è ormai concentrata, in questi ultimi anni, l'attività della nostra delegazione: gli INCONTRI CON GLI ANTICHI (giunti l'anno prossimo alla XII edizione) e gli ITINERARI CULTURALI "Alle radici dell'Europa" (giunti al 35º anno di esperienza): iniziative che continuano ad ottenere un discreto successo tra il nostro pubblico ma che incominciano a dare segni di crisi e di stanchezza - com'è, d'altra parte, nella natura delle cose (ce lo ricordava già Lucrezio: omnia paulatim tabescunt...) - e a perdere un po' di quello smalto e di quella loro "spinta propulsiva" originaria, come avrebbe detto l'on. Enrico Berlinguer.

- Gli Incontri con gli Antichi saranno, pertanto, ridotti a tre (dedicati rispettivamente ad un argomento di letteratura latina, di letteratura greca e di linguistica indoeuropea) e si terranno in una sede meno impegnativa delle precedenti (di 200 posti!), vale a dire meno capiente: l'Aula Magna Cavour (via Cavour 32) dell'EDISU (clicca qui per il link al programma).

- Per quanto riguarda gli Itinerari culturali "Alle radici dell'Europa", anch'essi subiranno una sforbiciata: abbiamo, infatti, pensato di sopprimere il tradizionale viaggio estivo di agosto, ormai troppo impegnativo (8/10 giorni!), anche dal punto di vista economico, e di puntare su due viaggi "snelli" di primavera di 4 (max. 5) giorni, di cui uno, annuale, a Roma, alla scoperta dei tesori nascosti o poco noti di questa incomparabile ed unica città, che continua ad essere, nonostante tutto, l'insuperata Urbs totius orbis per antonomasia. In questa "spedizione" artistico-archeologica (la prima di una lunga serie - almeno, così ci auguriamo - che sarà proposta annualmente) ci accompagnerà una guida d'eccezione, la dott.ssa Patrizia Sfligiotti, archeologa, paleografa e studiosa di arte medioevale e della storia di Roma, già dirigente del FAI romano.
Per l'organizzazione tecnica di tali itinerari ci appoggeremo a quella che, in 35 anni di esperienza di viaggi di studio AICC, si è rivelata l'agenzia turistica di gran lunga più professionale e attenta alle nostre esigenze culturali tra tutte quelle sperimentate: l'Agenzia RAGGIUNGERE della dott.ssa Marina Emprin, nella sua nuova, modernissima sede di Lungo Dora Colletta 75.
Queste le due mete che abbiamo pensato di proporre per il 2020: Roma (1ª ediz.), 19-22 marzo 2020 (chiusura iscrizioni: 20 gennaio 2020!) (clicca qui per il link al programma) e Salisburgo (in occasione del ponte di Pentecoste/ 2 giugno), 30 maggio-2 giugno 2020 (chiusura iscrizioni: 1 marzo 2020) (clicca qui per il link al programma).

Spero che gli amici, vecchi e nuovi, della delegazione torinese dell'AICC sappiano apprezzare questo gesto di buona volontà e di fiducia nei loro confronti da parte dei due quarantennali (non quarantenni, purtroppo!) "cirenei" e sappiano corrispondervi con una numerosa e generosa partecipazione alle due iniziative mantenute in vita e organizzate con non lievi sacrifici e con impegno non indifferente.

Questo rappresenta, dunque, l'ultimo "AVVISO AI NAVIGANTI" partecipanti ai nostri viaggi culturali e ai nostri Incontri con gli Antichi: in modo speciale a questi ultimi che - a differenza dei primi - non hanno alcuna implicazione "economica" ma esigono esclusivamente la pura e semplice buona volontà e sensibilità culturale nei confronti di quella che è stata finora una molto apprezzata (purtroppo, in alcuni casi, soltanto a parole) iniziativa.

La crisi di questa bellissima iniziativa (INCONTRI CON GLI ANTICHI, diventati col tempo dei veri e propri INCONTRI CON GLI AMICI), per tanti anni coronata da enorme successo, - non nascondiamocelo - è, naturalmente, il sintomo di una crisi ben più grave e profonda: di un progressivo degrado e disinteresse culturale che sta investendo da anni la nostra società e la nostra Scuola.
A proposito di quest'ultima, torno a ripetere quanto ho già avuto modo di denunciare in tante occasioni, anche recenti.
I nostri INCONTRI CON GLI ANTICHI - come, del resto, tante altre iniziative culturali similari che vengono proposte, a costo sovente di grande impegno e di grandi sacrifici, da tante altre benemerite associazioni nella nostra città - dovrebbero costituire un'ottima occasione di approfondimento e aggiornamento professionale (gratuito per di più!) per gli insegnanti dei nostri licei e per i nostri studenti più seri e motivati: dovrebbero, di conseguenza, incontrare il consenso e il sostegno delle autorità scolastiche, che, invece, in una sorta di "mondo plautino alla rovescia", sono le prime a... remare contro e a frapporre ostacoli d'ogni sorta, non solo non promuovendo queste iniziative tra i loro insegnanti e i loro allievi culturalmente più sensibili, ma impedendone di fatto la partecipazione con la dissennata "moltiplicazione dei pani e dei pesci", cioè di riunioni pomeridiane sempre più numerose, inutili e assurde, di ogni tipo e su ogni problematica (tranne, naturalmente, quelle specifiche concernenti le materie curriculari di insegnamento), che vedono ormai impegnati, in gran parte dei pomeriggi, docenti (e sovente studenti e genitori), in una specie di girone infernale destinato ineluttabilmente a lasciare dietro di sé soltanto rovine e macerie.
È una denuncia che ho già fatto la primavera scorsa, in occasione della XI edizione degli INCONTRI CON GLI ANTICHI, sollecitando i docenti più seri e preoccupati delle sorti (culturali!) della nostra povera Scuola a invitare ("pacatamente", direbbe l'on. Veltroni) i loro dirigenti scolastici a... "darsi una calmata" e ricordando - forse scandalizzando qualche "politicamente corretto" riformatore e "progressista" alle vongole - che non sta scritto da nessuna parte che gli insegnanti debbano farsi carico di tutti i problemi "extrascolastici" dei loro allievi e - addirittura! - della società.
Con mia grande soddisfazione scopro soltanto ora che la medesima denuncia, coi medesimi argomenti, l'aveva fatta di recente, con ben altra penna, uno studioso ben più autorevole del sottoscritto, il linguista torinese Gianluigi BECCARIA, in un suo recente libro (L'italiano che resta. Le parole e le storie, Einaudi, pp. 71-72) ove, con la lucidità e il coraggio controcorrente che tutti gli riconoscono, lamenta:

"Se toccasse a me decidere per il futuro di una scuola possibile, terrei a freno le mere innovazioni del didattichese corrente. Meno obiettivi o piani formativi, pianificazioni, strategie, percorsi, moduli, il Pof (Piano dell'offerta formativa) e la bella compagnia verbale che, sottraendo ore all'insegnare, incrementa riunioni e pratiche burocratiche, noiosissime, interminabili stesure di programmazioni. La scuola è disturbata da eccesso di sedute, commissioni di studio, consultazioni, incontri. L'insegnante perde un tempo enorme. È disorientato da un accavallarsi di proposte, bozze, relazioni, documenti ufficiali che intendono riconfigurare ogni volta da capo, in modo diverso ad ogni cambio di governo, l'intero sistema. [ ... ] Da questo turbine burocratico sono per loro fortuna scampati gli scomparsi maestri, che oggi sarebbero fuori luogo, incapaci di individuare i citati "percorsi", stabilire gli "obiettivi", riempire registri e moduli, costruire la "griglia di valutazione", studiare "le strategie", lavorare "sul territorio". Sapevano soltanto insegnare. Adesso sembra (non agli studenti, certo, ma ai burocrati) che importi meno quello che i maestri sanno, che uno conosca o non conosca una materia: al professore si chiede soprattutto efficienza burocratica, e un nugolo di competenze tra il sociale, lo psicologico e l'umanitario. Ma è giusto che i docenti si pongano direttamente come operatori sociali e psicologici, anziché preoccuparsi innanzitutto di salvaguardare il rilievo culturale e scientifico delle diverse discipline? Non tocca al professore fare lo psicologo o l'assistente sociale, l'educatore cui è affidata la gestione dei disagi, delle difficoltà, dei turbamenti giovanili, gestione loro delegata dalla famiglia non più in grado di occuparsene".

Mi pare una bellissima pagina controcorrente su cui invitare caldamente tutti a riflettere: un autentico regalo natalizio, ricco di tanta (e sempre più rara) saggezza, equilibrio e buon senso, di cui il grande linguista torinese, senza volerlo, ci ha fatto dono in queste festività natalizie 2019-2020.

A tutti voi i più cordiali auguri di buon Natale e di felice e prospero (nonostante tutto!) anno nuovo: qui B. F. F. F. siet!

Renato Uglione                      
Presidente della delegazione torinese dell'A.I.C.C.







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