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Indietro  Indietro                Volume di Renato Uglione                             



RENATO UGLIONE

TERTULLIANO

Teologo e scrittore

Presentazione di Antonio V.Nazzaro

MORCELLIANA - Brescia





     La rilevanza di Tertulliano nel campo della riflessione teologica e nella creazione di una prosa d'arte emerge dalle ricerche che costituiscono questo volume dedicato al teologo e scrittore latino cristiano.
     Il testo, composto da quattro sezioni, analizza, con costante attenzione ai valori retorico-formali, i più significativi scritti tertullianei: l'Apologeticum, De monogamia, De anima...
     L'analisi qui condotta non privilegia mai, come spesso può accadere in presenza di reminiscenze classiche in un autore cristiano, l'auctor o l'imitator. Anzi, attraverso una affinata pratica intertestuale, consente di cogliere la presenza di Virgilio e altri poeti latini nelle opere dello scrittore cartaginese. Il volume perviene così ad un'intelligenza globale dei testi recando un originale contributo agli studi su Tertulliano.


     RENATO UGLIONE insegna filologia latina nell'università LUMSA di Roma. È vicepresidente nazionale dell'Associazione Italiana di Cultura Classica. Nella sua attività di ricerca ha privilegiato la figura di Tertulliano, del quale ha studiato sia le tematiche teologiche sia gli aspetti più propriamente formali (lingua e stile). Del medesimo autore ha curato l'edizione critica con traduzione e commento dell'opera De monogamia (Torino 1993).

     PRESENTAZIONE

     La rilevanza di Tertulliano nel campo della riflessione teologica e nella creazione di una Kunstprosa cristiana emerge evidente dalle pregevoli ricerche che costituiscono il volume dedicato da Renato Uglione a Tertulliano, teologo e scrittore.
     Le quattro sezioni del libro sono in effetti unite dalla medesima costante attenzione ai valori retorico-formali dei testi tertullianei indagati.

     1. Nella prima sezione (Teologia: pp. 17-111) con sicura competenza e apprezzabile equilibrio critico Uglione esamina il cap. 21 dell'Apologeticum, che offre notevoli spunti di riflessione sulla cristologia del Cartaginese, e il cap. 39, che è interessante sul piano: 1. storico, per la testimonianza che esso offre su alcuni aspetti (organizzativi, amministrativi, liturgici, disciplinari) della comunità cristiana di Cartagine tra la fine del Il e l'inizio del III secolo; 2. letterario, per aver Tertulliano messo in opera tutti i procedimenti della Kunstprosa (disposizione simmetrica del periodo, impiego di anafore, allitterazioni, poliptoti, omeoptoti, omeoteleuti); 3. linguistico, per l'impiego di hapax legomena e di vocaboli con un nuovo significato; 4. ecclesiologico, per l'attenzione riservata agli aspetti visibili della Chiesa e al suo divenire storico.
     Segue un'approfondita analisi del cap. 2 del De monogamia, di cui Uglione ha fornito nel 1993 per i tipi della SEI l'edizione critica con introduzione, traduzione, note e indici (Corona Patrum 15 - si veda la mia recensione in "Atene e Roma" N. S.40(1995), pp. 43-46.
     Il capitolo in oggetto, incentrato sulla gradualità della rivelazione in Tertulliano, riafferma la distinzione tra la regula fidei e la disciplina, che permette a Tertulliano di rivendicare l'ortodossia delle rivelazioni del Paraclito, che sono limitate all'ambito della disciplina e non intaccano la integritas praedicationis. Con l'adesione al montanismo la teoria della rivelazione progressiva trova la sua formulazione più piena mediante l'inserimento in un più ampio disegno 'pedagogico' divino in base al quale il Signore, in considerazione della fragilità degli uomini, incapaci di sostenere tutto in una volta il peso della sua legge, avrebbe incaricato il Paraclito di condurre gradualmente allo stato di perfezione la disciplina all'insegna di un rigore sempre più vincolante. L'età del Paraclito è per Tertulliano il punto di arrivo di una lunga evoluzione le cui tappe sono tra loro concatenate. Le età precedenti sono trascorse, proprio come il seme che già contiene allo stato embrionale il frutto o come l'infanzia dell'uomo i cui tratti si ritrovano nell'età matura.
     La prima sezione si conclude con due contributi, nei quali è ripresa e adeguatamente approfondita una tematica cara a Uglione: donna, matrimonio e seconde nozze. Tertulliano si è occupato diffusamente e a più riprese della liceità delle seconde nozze. Nei due libri Ad uxorem (200/06) Io scrittore africano sconsiglia la moglie di risposarsi, nel caso resti vedova, ed elogia la vedovanza, superiore quanto ai meriti alla stessa verginità. La predilezione per la continenza e lo stato vedovile si mantiene in quest'opera entro i binari della tradizione. Pur insistendo, infatti, sul matrimonio unico e sulla incompatibilità delle seconde nozze con la fede e la santità, ammette un secondo matrimonio, se fatto in Domino, cioè con un cristiano. Il rigorismo tertullianeo si accentua sotto l'influsso del montanismo nell'Exhortatio virginitatis (208/11), dove scompare ogni possibilità, ancorché eccezionale, di risposarsi. Nell'esordio dell'opuscolo, infatti, egli distingue tre diversi gradi di santità: il primo consistente nella verginità dalla nascita; il secondo nella verginità dal battesimo in poi; il terzo nella monogamia, cioè, nella rinuncia a nuove nozze. Ma è il De monogamia (213/19) l'opera in cui le seconde nozze sono condannate senz'appello. La posizione di Tertulliano rispetto alla verginità e al matrimonio, fattasi intransigente con l'adesione al montanismo - al quale riconosce il merito di aver abolito il secondo matrimonio, così come il cristianesimo aveva abolito il ripudio - si pone di fatto fuori del solco tracciato da Paolo. La svalutazione del matrimonio da parte di Tertulliano è a ragione spiegata con motivazioni di ordine morale, che trovano la loro radice in concezioni dualistiche di ascendenza paolina (carne/spirito), e, soprattutto, con motivazioni di tipo escatologico (l'extremitas temporum toglie al matrimonio, pur ordinato e benedetto da Dio, ogni ragion d'essere). Per Uglione la prospettiva escatologica e quella protologica convergono in Tertulliano nella definizione dello statuto del matrimonio, che, pur essendo di istituzione divina, e quindi legittimo, è ormai superato dalle urgenze escatologiche, che si risolvono in una restaurazione della condicio protologica prelapsaria carattenzzata da una perfetta e assoluta continenza (p. 111).

     2. Nella seconda sezione (Storia della tradizione del testo: pp. 113-127) Uglione ritorna sull'edizione del De monogamia pubblicata a Basilea nel 1550 da S. Gelenio, le cui varianti attestano una tradizione diversa da quella della collectio cluniacensis, cui appartengono i codici superstiti contenenti l'opuscolo. La tendenza alla rivalutazione dell'edizione geleniana, che utilizza un testimone inglese (oggi perduto) del corpus Corbeiense (il cod. Masburensis), perseguita nell'edizione da Uglione, viene qui motivata con nuovi pertinenti esempi. Uglione ha il merito di aver dimostrato il rilevante contributo che l'edizione geleniana, pur caratterizzata da interventi normalizzatori e da interpolazioni, offre alla constitutio textus di Tertulliano.

     3. La terza sezione (Forma e suono: pp. 129-171) raccoglie ricerche che si pongono dichiaratamente sotto il segno della migliore produzione critica di Alfonso Traina, da cui ha mutuato il titolo Forma e Suono di un fortunato saggio del 1977. L'illustre Maestro bolognese con le sue esemplari ricerche (insuperabili quelle sul Pascoli latino!) ha mostrato attraverso sofisticate e suggestive analisi di testi poetici e prosastici il condizionamento o la sollecitazione che il suono esercita sulla forma. In altri termini, le immagini acustiche determinano molte delle innovazioni morfologiche (o metaplasmi), semantiche e lessicali (neologismi). E un decennio più tardi ha segnalato la sottovalutazione da parte degli studiosi - al di fuori della lingua poetica - del suono come creatore o selezionatore di forme o la riduzione della 'creatività lessicale' al ruolo marginale dell'onomatopea (cf. A.Traina, Poeti latini (e neolatini). Note e saggi filologici, III, Bologna, Pàtron, 1989, p.20).
     Raccogliendo l'implicito invito di Traina a porre rimedio alla situazione di deficit segnalata, Uglione applica con competenza i moduli della critica fonostilistica a Tertulliano, il prosatore cristiano che più di ogni altro si abbandona - sotto la spinta di un'associazione fonica contestuale - a ogni sorta di innovazione e all'invenzione di vocaboli con una fantasia e un'audacia onomaturgiche degne di Plauto.
     Uglione distribuisce gli esempi pertinenti al condizionamento esercitato dal suono sulla forma in tre categorie di innovazione: 1. morfologiche; 2. semantiche; 3. lessicali.
     Nella prima categoria del metaplasmo, consistente nell'alterazione dei diversi elementi grafico-fonologici che formano la parola, il cui dominio applicativo è soprattutto quello poetico, Uglione analizza i deponenti di diatesi passiva e quelli di forma attiva, i metaplasmi di declinazione e i casi di Doppelgradation (comparativo del comparativo / superlativo e superlativi del superlativo). Alla seconda categoria appartengono le numerose innovazioni semantiche tertullianee, riconducibili alle tendenze omofoniche del suo stile. Lo scrittore Cartaginese piega, cioè, termini già in uso a nuovi significati, sollecitato dalla struttura fonosemantica del contesto. Ma è soprattutto nelle innovazioni lessicali, nella creazione cioè di nuove parole, che il suono esercita il suo influsso determinante. Numerosi sono i neologismi tertullianei marcati da iterazioni foniche (allitterazioni, omeoteleuti, paronomasie, figure etimologiche). L'allitterazione e l'omeoteleuto sono i principali responsabili delle innovazioni lessicali tertullianee, anche nel De monogamia.
     Uglione ritiene a ragione che il criterio fonico debba essere utilizzato - al pari degli altri criteri - nella critica testuale. La maggiore aderenza alla concinnitas fonica del dettato tertullianeo garantisce per esempio la poziorità di certe lezioni di Gelenio. In taluni casi Tertulliano, pur di ottenere una sequenza omeoteleutica, non arretra neppure di fronte a vere e proprie forzature morfologiche, come il metaplastico siluicolem (codd. siluicolam) di De pallio 4, 2 apud rupicem et siluicolem et monstrum eruditiorem.
     Interessante è anche il paragrafo dedicato agli hapax di matrice fonica, che sono spesso tributari di giochi parafonici dagli esiti in prevalenza paronomastici.
     Uglione segnala casi interessanti in cui un hapax, favorito dall'allitterazione, ne provoca un altro con cui entra in rapporto omeoteleutico e antonimico (De anima  43, 3 calore properabili et rigore tardabili).
     Occorre ribadire che anche in questo capitolo Uglione va ben oltre il reperimento e la descrizione dei fenomeni linguistici e delle figure retoriche, ma li spiega alla luce del contesto e li analizza con un'acuta sensibilità critica.

     4. Da più di vent'anni ripeto che l'analisi della presenza di un autore classico in un autore cristiano deve essere condotta con uguale puntualità e competenza sia sull'uno che sull'altro, resistendo alla tentazione di privilegiare o l'auctor o l'imitator. Solo un'analisi comparativa, per così dire equipollente, dei due autori (il classico e il cristiano) consente l'acquisizione di elementi utili per una migliore intelligenza di entrambi. Questo rudimentale criterio di giudizio, integrato (e affinato) dalla pratica intertestuale, è stato felicemente seguito da Uglione nell'analisi della presenza di Virgilio e di altri poeti latini (Ennio, Plauto, Lucrezio, Orazio, Ovidio, Giovenale, Marziale) in Tertulliano nella quarta sezione del volume Intertestualità: pp 173-229).
     È ormai acquisita all'odierna critica letteraria la nozione che ogni testo deriva da un testo precedente attraverso più o meno profonde (o più o meno consapevoli) modificazioni e trasformazioni e che tutta la letteratura è, in fondo, una letteratura al secondo grado e funziona come un palinsesto (cf G. Genette, PaIimpsestes. La littérature au second degré, Pariss 1982 - ora disponibile nella trad. it. di R. Novità, Torino, Einaudi, 1997). Sono altresì acquisiti i fecondi risultati critici del saggio di A. Compagnon sulla citazione: la condizione del discorso letterario è quella secondo la quale ogni parola rinvia ad altra parola e ogni scrittura è una glossa, anzi, una 'entreglosse'. A proposito della citazione s'individuano nel testo tre livelli: 1. il testo citato, ossia il 'déjà dit'; 2. il testo citante, ossia la segnalazione del déjà dit'; 3. la totalità del testo, che agisce sui due precedenti livelli e determina i suoi significati a seconda dei rapporti che instaura tra essi (cf. A.Compagnon, La seconde main ou le travail de la citation, Paris, 1979).
     Il testo di Tertulliano (come ogni testo) vive di altri testi, li assume, li trasforma, e definisce sé stesso in quanto portatore di altre realtà, che è necessario riconoscere, se vogliamo intendere queste e quello. Il disconoscimento delle 'citazioni' lucreziane o virgiliane avrebbe non solo privato la percezione del testo di Tertulliano di una serie di elementi retorico-formali e connotativi, ma avrebbe privato lo statuto stesso del testo della sua funzione denotativa primaria. Come Uglione ha egregiamente mostrato, Tertulliano non solo riporta, per fare un esempio, Lucrezio e Virgilio, ma li assume come un dato del proprio codice d'interpretazione. Con il De rerurn natura il Cartaginese ha in comune la tendenza a un'espressività giocata in primo luogo sulla ripetizione lessicale e soprattutto sugli effetti fonici, dimostrando di saper sfruttare appieno le potenzialità eidetiche dei suoni. La ripresa da Virgilio di moduli epici e la loro applicazione a un contesto degradato diventa fonte di comicità e strumento raffinato di una sottile opera di demitizzazione. In tutt'e due i casi Tertulliano gioca sui significati, senza perdere di vista gli effetti fonosimbolici dei significanti.
     Non mancano esempi di imitazione parodica e di ribaltameuto ideologico.
     L'indagine stratigrafica consente a Uglione di individuare nella caricaturale descrizione del camaleonte, accanto alla citazione pacuviana (2 Ribbeck 3 Quadrupes tardigrada, agrestis, humilis, aspera. Testudinem Pacuvianam putas? Non est), che opera a livello superficiale, un interessante intertesto plautino (De pallio 3, 3 circumspectu emissicii ocelli ~ Pl. Aul. 41 circumspectatrix cum oculis emissiciis: la serva plautina), adeguatamente valorizzato dallo studioso.
     L'agnizione di testi poetici classici e lo sforzo di Uglione di precisarne la funzione hanno contribuito a far venire alla luce nel testo di Tertulliano l'accumulo di signiticanza provocata dalle citazioni, favorendo in definitiva una migliore e più globale intelligenza del testo ricettore. Questo aumento di connotazioni - come e stato opportunamente osservato - "non è solo un'addizione (il senso del testo citato che si aggiunge al senso del testo in cui si fa il trapianto): è l'effetto che deriva da una specie di collisione tra il mondo realizzato nell'uno e quello realizzato nell'altro" (Cf. B. Mortara Garavelli, La parola d'altri. Palermo, 1985, p.65).
     Tali nozioni largamente diffuse nel dominio della critica letteraria fondano e rendono, per così dire, necessario e ineludibile il rapporto tra intertestualità e critica del testo. Un rapporto, che, se correttamente impostato e applicato, dispiega per intero la sua utilità nella constitutio textus, in particolare dei luoghi nei quali il testo citato è riconoscibile (anche) nel suo tenore letterale. L'analisi del testo citato è uno strumento prezioso anche per l'eventuale sanazione del luogo nel quale esso è incorporato. Uno strumento delicato, però, che va usato con grande equilibrio a evitare il rischio sempre in agguato (un rischio ben noto all'editore di testi centonari!) di fraintendimento dell'intentio auctoris e, quindi, del dialogo tra ipertesto e ipotesto. La disperante difficoltà di cogliere e determinare l'intentio auctoris rispetto a un intertesto, che assume le forme ora della citazione letterale, ora della parafrasi più o meno libera, ora della semplice allusione, ora, addirittura, della ripresa parodica, inibisce ogni utilizzo incauto e meccanico di uno strumento, che dischiude certamente orizzonti nuovi alla critica del testo.
     A dimostrazione della valentia di Uglione e della bontà del suo metodo filologico-critico segnalo la discussione relativa a De spectaculis 23, 2 rostratus ut sacerdos coronatus: la genuinità della lez. rostratus è convalidata sia dall'intertesto virgiliano (Aen. 8,684 -rostrata corona) che dall'analisi del contesto virgiliano che opera nel profondo (pp. 182-184).

     Mi piace chiudere questa breve presentazione con un sincero plauso a Renato Uglione, che, impiegando con equilibrio e sagacia varie chiavi di lettura e facendo interagire diverse metodologie critiche, perviene a un'intelligenza globale dei testi tertullianei studiati e reca un notevole contributo agli studi sullo scrittore di Cartagine, che il lettore non mancherà di apprezzare.

    

Antonio Nazzaro

     Napoli, dal Complesso di S. Pietro Martire, 31 liglio 2002


INDICE DEL VOLUME


    1. TEOLOGIA
     Un capitolo cristologico dell'Apologetium di Tertulliano 19
     "Corpus sumus" 35
     La gradualità della rivelazione in Tertulliano 47
     L'Antico Testamento negli scritti tertullianei sulle seconde nozze 63
     Donna e matrimonio in Tertulliano 77


    2. STORIA DELLA TRADIZIONE DEL TESTO
     A proposito dell'edizione geleniana del De Monogamia di Tertulliano 115


    3. FORMA E SUONO
     Innovazioni morfologiche, semantiche, lessicali di matrice fonica in
     Tertulliano
131
     Gli hapax tertullianei di matrice fonica 157


    4. INTERTESTUALITÀ
     Virgilio in Tertulliano: intertestualità e riscrittura 175
     Poeti latini in Tertulliano: intertestualità e riscrittura 197


     Indice dei principali luoghi tertullianei
233
     Indice degli autori antichi 235
     Indice degli autori moderni 237




     Il volume si può acquistare in libreria, o eventualmente richiedere a:
     
     Editrice Morcelliana
     Via Gabriele Rosa 71
     25121 Brescia





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